Geo – Storia e paesaggio

La terza giornata del seminario di ReteStoria al Liceo da Vinci di Treviso dedicato al paesaggio, è stata scandita dalla presenza di tre docenti appassionate e dalle loro interessanti relazioni.
Qual è il rapporto dell’uomo con il paesaggio naturale?  Nadia Breda, docente di Antropologia all’Università di Firenze ha accompagnato il nostro sguardo alla ricerca e alla consapevolezza del terzo paesaggio,  qui il Manifesto del Terzo paesaggio di Gilles Clement, un itinerario affascinante nei territori dimenticati o rifiutati dall’uomo e che la natura si riprende. L’antropologia del terzo paesaggio ci invita ad osservare tutto ciò che sta sotto i nostri occhi ogni giorno e che improvvisamente prende luce e acquista significato.

Per Nadia Breda, qui il suo blog “Bibo, dalla palude ai cementi”,   il terzo paesaggio e’ luogo di rifugio dove la diversità timidamente e creativamente sopravvive, indecisa, appare e scompare, nomade.

Il terzo paesaggio pedagogico consiste nell’esperienza e nell’incontro con il vivente, come l’erba e  l’albero. E il consiglio di Nadia Rocca, davanti alla natura che si riprende i suoi spazi è di aspettare, di sostare attivamente osservando, dando dignità politica al non fare …per poi fare poco contro la natura e molto con la natura.

Lorena Rocca, docente di Geografia al dipartimento di  Scienze della formazione primaria dell’ Università di Padova, ci introduce attraverso la metafora della porta ai significati di spazio ambiente, luogo, territorio, paesaggio.

E nel concetto di cronotopo, la quarta dimensione dello spazio usato per definire il
rapporto con il tempo, noi ci ritroviamo perchè non è stato sempre obiettivo dei nostri laboratori cercare nel paesaggio le tracce del passato e ricostruire attraverso queste lo spazio in una dimensione temporale ormai perduta? Ogni territorio e’ caratterizzato da una presenza stratificata di oggetti di varie epoche  ed ognuno di questi condensa energia. Lorena Rocca, qui  il sito di Aiig Veneto, Associazione italiana insegnanti di Geografia del Veneto della quale è Presidente, ci introduce  ad una nuova concezione di geografia che non è certo più quella deterministica bensì la scienza che insegue le tracce dell’uomo sul territorio visto questo nascere dalla fecondazione della natura da parte della cultura in quel procedere circolare e processuale che chiama in causa inevitabilmente altri ambiti disciplinari oltre a quelli citati quali ad esempio la filosofia e la psicologia”.

E cosa può nascere da questa nuova prospettiva? Da questo ricercare nel paesaggio le tracce dell’uomo e scoprirne le armonie con la natura o le dissonanze? La proposta viene da Simonetta Zanon e dal suo progetto “Luoghi di valore” che nasce dal Premio Scarpa per il Giardino per la Fondazione Benetton.

Per luoghi di valore si intendono paesaggi quotidiani, luoghi di vita o semplicemente idee territoriali, dense di memoria. Ecco come l’aspetto psicologico, sottolineato da Lorena Rocca, prende forma nel progetto Luoghi di valore, rivolto oltre che alla cittadinanza anche alle Scuole.  Non solo allora il bel paesaggio, lo scorcio suggestivo ma anche tutto ciò che ci è caro e può essere un semplice campo da calcetto dove amiamo trascorrere il nostro tempo libero.

E questa ricerca dei luoghi di valore può essere l’occasione per un confronto tra il valore per l’adulto, per l’insegnante e il valore
per i ragazzi e qui voglio ricordare il commento quanto mai opportuno per una riflessione di Roberta Romanatti, una delle prof. della Rete, “mi è piaciuto il fatto che i ragazzi indichino, come luoghi di valore, luoghi “brutti”… forse noi li vediamo così…un luogo assume valore per l’esperienza, per il ricordo, per il contesto… I ragazzi vivono, spesso, in spazi poco caratterizzati (vedi scuole, palestre, qualche piazzetta di periferia) e magari per loro musei e monumenti vengono associati a “fatica” e controllo… sta a noi educarli al bello e far apprezzare ciò che è notevole del paesaggio… purtroppo non sempre c’è l’occasione per farlo!”

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