Il laboratorio tra buona pratica e pratica possibile

L’odierna incapacità di percepire lo spazio, determinata dalla disin-tegrazione della perce-zione delle distanze, porta all’incapacità di percepire il passato. Molti ragazzi hanno una dimensione internazio-nale, ma magari non sono mai stati a Venezia o a Roma: per loro Londra è più vicina di Venezia. Per i ragazzi, nativi digitali, c’è il problema di definire un ubi consistam, perché lo spazio è per loro una rappresentazione iconica.

Analoga difficoltà si registra con il tempo, percepito come istantaneità continua: i giovani vivono la difficoltà di configurare interiormente un tempo discreto. Ma siccome la diacronia è intrinsecamente connessa alla dimensione linguistica, cioè la logica dei fatti è la proiezione della nostra organizzazione interiore della lingua, vale a dire della nostra percezione del rapporto tra i fatti, allora la povertà linguistica dei ragazzi è strettamente connessa con la loro/nostra percezione frammentata del tempo.

Come strutturare allora l’asse diacronico nei nativi digitali? La fine della storia può in qualche modo essere ricondotta ad una “teoria della relatività vissuta”?» Stefano Quaglia, Ispettore scolastico, Ufficio S. Regionale del Veneto per ReteStoria, giovedì 11 ottobre 2012, al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci.

 

“Lion la testa, il petto capra, e drago la coda;
e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco …”
(Iliade, VI, 223-225 trad. V. Monti)
La didattica laboratoriale si basa sull’uso della metodologia della ricerca, per altro comune a più discipline. In effetti tra gli elementi qualificanti del laboratorio vi è la compenetrazione – non l’interdisciplinarietà – tra le discipline, perseguita trovandone i nessi profondi.
Il docente deve scegliere gli aspetti del sapere intorno ai quali gli allievi possano costruire le proprie rappresentazioni della realtà dotandole di senso attraverso tempi scolastici non necessariamente troppo estesi, ma significativi e motivanti.
Il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità. (H. Arendt, Vita Activa). Giuseppina Vincitorio, Dirigente Scolastica del Liceo Leonardo da Vinci di Treviso e Presidente di ReteStoria.

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