Il paesaggio come storia, Francesco Vallerani

Vogliamo occuparci di geografia, proprio ora che l’ennesimo ministro di turno cerca di cancellarla. Coloro che ritengono la geografia una materia affatto importante sono ciechi. Coloro che hanno davvero la sventura di non possedere la vista invece sanno benissimo cos’è la geografia, tesi a percepirla con tutti i sensi possibili: vedono il vento attraverso la pelle e i fiori e le piante dal loro profumo. E’ che lo spazio intorno a noi, oltre ad essere caratterizzato da elementi naturali come il fiume, le rocce, gli alberi e dove la mano dell’uomo ha modificato e ridisegnato, è anche un interessantissimo archivio dei segni dei tempi passati, da quelli più antichi a quelli che stiamo ancora tracciando a volte con tanta incoscienza.  In un laboratorio di storia ti accorgi quanto importante sia la geografia per quello che stai investigando: a volte i documenti devi andare a cercarli nel paesaggio. In Rete si parlava di geo-storia già da tanti anni fa, molto prima che diventasse un argomento di moda.

(nella fotografia, un paesaggio con segni del triassico: tracce di dinosauro sul Pelmetto, versante sud del monte Pelmo)

Ma forse della geografia ancora non ne abbiamo apprezzato il fascino e le potenzialità.  Durante il primo seminario, Francesco Vallerani, un geografo con l’animo del poeta,  ci ha illuminati! Ha parlato della geopoetica: ricercare e trovare contaminazioni tra lo studio del paesaggio e la letteratura. Abbiamo accolto il suo invito ad introdurre nel nostro rapporto educativo l’educazione alla bellezza e la sua presa di coscienza e a favorire l’introspezione alla ricerca dei paesaggi mentali. Il paesaggio è comunque un palinsesto irrinunciabile per l’approfondimento geografico e storico e nel nostro territorio, uno studio del quale abbiamo assolutamente bisogno per le gravi emergenze del presente e per riannodare i fili della memoria.

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Una risposta a Il paesaggio come storia, Francesco Vallerani

  1. Ivo Beccegato, via Trernto 20, Arsego, Padova ha detto:

    Sono affascinato dall’enstusiasmo del prof. Francesco Vallerani. Amo i fiumi, gli alberi, le rogge ancora rimaste. Sono un ciclista appassionato, conosco e ho percorso tutte le piste cilcabili comprese tra Brenta e Il Muson dei Sassi. Mi è stato proposto di raccontare agli amici anziani iscritti all’Auser di Campo San Martino la storia dell’Ostiglia. Ho accettato ma ho proposto di allargare il racconto ai fiumi che incontrano l’Ostiglia. Sto inseguendo i nostri fiumi dalla sorgente alla foce. Intendo fotografare i siti, eventualmente creare un dvd da presentare a tante asociazioni e ai nostri amministratori locali affichè il degrado in atto sia almeno arrestato. Per questo la documentazione del prof. Vallerani mi sarà utilissima.
    Ivo Beccegato

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